Sete di Parola Giorno per Giorno

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Sete di Parola dal 26 giugno al 2 luglio 2022

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 Preleva Sete di Parola della 13ª Settimana   (26 giugno – 2 luglio) del Tempo Ordinario dell’Anno C (151 Kbyte)


13ª Settimana del Tempo Ordinario  – Anno C 

a cura di Don Claudio Valente


 

Domenica, 26 Giugno 2022

Liturgia della Parola >  1Re 19,16.19-21Sal 15Gal 5,1.13-18Lc 9,51-62

La Parola del Signore …è ASCOLTATA

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

…è MEDITATA

La liturgia di questa domenica ci propone una svolta importante del terzo evangelo. Siamo all’inizio del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Un percorso impossibile dal punto di vista geografico, ma chiaro nel progetto teologico dell’autore. Cioè: Luca non vuole descrivere la mappa stradale e cronologica del Rabbì di Nazareth in cammino verso la Gerusalemme, ma indicare la sua scelta di incamminarsi liberamente verso il luogo della Croce e della Resurrezione. Questo cammino, però, si apre nel segno del rifiuto e dell’incomprensione. Rifiuto dei samaritani che si oppongono all’accoglienza del Rabbì Gesù a causa della direzione del suo cammino; incomprensione dei discepoli che non hanno capito la novità di Gesù e vogliono mettere a fuoco e fiamme i samaritani.
(Beh, direi che come inizio non è male…) Lungo questo cammino avvengono tre incontri, tre brevi dialoghi accumunati dal tema della sequela e dall’estrema radicalità delle condizioni per seguire il maestro. Mi piace far notare che dei tre interlocutori non si sa nulla: né la loro identità, né la loro scelta definitiva. Tutto è centrato sulle esigenze della vita del discepolo, sulla serietà della missione. Luca ci sta preparando al brano dell’invio dei settantadue, che ascolteremo la prossima settimana.
Nel primo incontro si sottolinea che il discepolo è esposto alla precarietà e all’insicurezza. Chi sceglie di seguire Gesù si deve scordare le comodità e la quiete. La vita cristiana è disponibilità incondizionata: “dovunque tu vada”. Interessante: fin quando il Signore ci porta su sentieri che ci piacciono e ci gratificano, va tutto bene; ma quando la Sua Parola ci punzecchia, ci fa intuire che qualcosa non va, che bisogna cambiare traccia o fermarsi un po’ per fare il punto della situazione, allora iniziano i problemi.
Faccio finta di nulla? Avrò capito bene? Forse ho mangiato pesante e mi si sono annebbiate le idee? Aspetto un po’ e vediamo che succede… E poi non è così grave! Così si è solo discepoli di se stessi e delle proprie comodità. Il Rabbì di Nazareth ci chiama alla leggerezza della sequela, ad alzarci dai nostri comodi salotti spirituali, a riprendere il cammino e mettere tutta la nostra fiducia nelle mani del Padre. Il secondo dialogo vuole invece svelare senza ombre il primato assoluto e imbarattabile del Regno di Dio nella vita del discepolo. La risposta di Gesù è assolutamente scandalosa, non solo alla luce della Scrittura Sacra, ma anche per il buon senso. Come si può non dare sepoltura al proprio padre? Ma il Rabbì di Nazareth, come in molte altre occasioni, vuole darci uno scossone. Esagera Gesù, lo sa che abbiamo bisogno di questo. C’è un primato da stabilire nella vita del discepolo, una precedenza assoluta dell’evento del Regno di Dio. Niente, nemmeno la sepoltura al proprio padre, può venire prima dell’annuncio del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù è uno con delle priorità ben chiare, stampate a fuoco nella testa e nel cuore. Il terzo colloquio di Gesù è per gli eterni indecisi, per chi rinvia sempre, per chi fa un passo in avanti e due indietro, per chi vive di nostalgie per quello che ha lasciato e non si permette di gustare la novità, per chi vede passare molti treni e non si decide a sceglierne uno. L’esigenze della vita cristiana chiedono coraggio e decisione, non sopportano la sedentarietà e i tentennamenti. Se ti volti indietro rischi di uscire di strada, di lasciarti alle spalle il tuo futuro, di nutrirti di nostalgie.

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In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa. 
Dal primo libro dei Re

…è PREGATA

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu». Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.

 …mi IMPEGNA

Il Signore ha bisogno di gente che non si fissi sulle sue convinzioni, facendosi un piccolo “nido” in cui si sta bene (“io e il mio Dio”), ma che sia continuamente disposta a partire ad annunciare il Signore là dove lo Spirito chiama.
Il Signore ha bisogno di gente viva, di uomini pienamente uomini, non richiusi in una religiosità vagamente oscura e tenebrosa (insomma un po’ “cadaveri”), ma disposti ad essere segno di quella fiducia e di quella gioia interiore che anche nella difficoltà emerge su tutto.
Il Signore ha bisogno di gente che non si lasci inchiodare dagli sbagli o dalle incoerenze, dalle ferite o dai fallimenti, guardando continuamente indietro, ma che sappia sempre andare avanti arando con l’annuncio i cuori, prima che passi il Signore stesso a seminare la Parola.
Il Signore, infine, non ha bisogno di mezzi forti, di segni prodigiosi o, peggio (poveri apostoli che figura!) di vendette esemplificative, ma di uomini e donne costruttori di pace disposti a entrare definitivamente nella logica del Vangelo. Perché non renderci disponibili? 


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