Sete di Parola Giorno per Giorno

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Sete di Parola dal 22 al 28 gennaio 2023

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  Preleva Sete di Parola della 3ª Settimana (22 – 28 gennaio 2023) del Tempo Ordinario dell’Anno A (170 Kbyte)


3ª Settimana del Tempo Ordinario – Anno A 

a cura di Don Claudio Valente


 

Sabato, 28 gennaio 2023

San Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa 

Roccasecca, Frosinone, 1225 circa – Fossanova, Latina, 7 marzo 1274   – San Tommaso d’Aquino rappresenta una delle colonne del pensiero filosofico occidentale e offre l’esempio di un ricercatore che ha saputo vivere intensamente ciò che stava al centro dei suoi studi: il messaggio di Cristo. Per questo egli è ancora oggi un testimone profetico, che ci ricorda come parola e azioni debbano sempre corrispondere. Tommaso è noto per la sua monumentale opera teologica e filosofica, in particolare per quel prezioso lavoro di intessitura tra i classici del pensiero e la tradizione cristiana. La sua eredità di fatto è diventata parte integrante del patrimonio di fede e ha contribuito a modellare il volto della Chiesa. Nato nel 1224 a Roccasecca (Frosinone) e divenuto domenicano a Montecassino, studiò a Napoli, Colonia, Parigi dove cominciò anche l’impegno dell’insegnamento. Morì a Fossanova nel 1274.

Liturgia della Parola > Eb 11,1-2.8-19; Sal Lc 1,69-75; Mc 4,35-41

La Parola del Signore   … è ASCOLTATA

 In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

 … è MEDITATA

Questo miracolo operato da Gesù ha una grande portata simbolica, perché ognuno di noi nella propria vita conosce ore di tempesta. Anche la chiesa, la comunità dei discepoli, a volte si trova in situazioni di contraddizione tali da sentirsi immersa in acque agitate, in marosi, in un vortice che minaccia la sua esistenza. In queste situazioni, in particolare quando durano a lungo, si ha l’impressione che l’invisibilità di Dio sia in realtà un suo dormire, un non vedere, un non sentire le grida e i gemiti di chi si lamenta. Dobbiamo confessarlo: anche se magari crediamo di avere una fede matura, di essere cristiani adulti, nella prova interroghiamo Dio sulla sua presenza, arriviamo anche a contestarlo e talvolta a dubitare della sua capacità di essere un Salvatore. La sofferenza, l’angoscia, la paura, la minaccia recata alla nostra esistenza personale o comunitaria ci rendono simili ai discepoli sulla barca della tempesta.  Nessuna illusione: l’essere discepoli di Gesù non mette al riparo da nessuna bufera. Anzi, spesso è proprio l’essere con Cristo a causare tribolazioni. E allora ci viene da chiederci: che vantaggio abbiamo a essere suoi discepoli? Perché mai mentre noi affondiamo egli dorme? Lo stesso sembrano aver pensato i discepoli di Gesù, al punto da arrivare a svegliarlo e chiedergli se davvero gli importasse qualcosa di loro. «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Ancora una volta vengono allo scoperto i pensieri, spesso inespressi, che abitano il nostro cuore. Tante volte ci sembra proprio che a Dio non importi nulla di noi, delle nostre sofferenze, delle nostre difficoltà, delle nostre morti, e soprattutto della paura che abbiamo di morire. Ma questo avviene per vagliare il nostro cuore, per metterlo alla prova, per scoprire che cosa davvero lo abiti, per chiederci in verità chi è Gesù per noi. Per chiederci se abbiamo veramente fede in lui. Fino a quando Gesù resterà semplicemente un grande maestro morale, la sua presenza taumaturgica sarà per noi, come per i discepoli sulla barca, fonte di «grande timore». Solo se riconosceremo in Gesù il Signore, capace di scendere nelle profondità tenebrose e burrascose del nostro cuore e portarvi la sua pace, sapremo anche riconoscerlo nel suo agire quotidiano accanto a noi, in tutte le nostre vie, quelle belle e quelle difficili. La fede – dice la Lettera agli Ebrei –  è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.

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Ultima Udienza Generale di Papa Benedetto XVI, 27 febbraio 2013

E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!

è PREGATA

Signore Gesù, io so che tu sei il Figlio del Dio vivente, che tu sei più forte di tutte le forze avverse; aiuta la mia poca fede. Voglio porre tutta la mia fiducia in te! Signore, ti preghiamo, noi che abbiamo paura delle tempeste della vita, accresci in noi la fede e noi sapremo riconoscerti presente accanto a noi nel dolore e nella fatica, nella gioia e nel riposo, quale Signore e pastore delle nostre vite

 …mi IMPEGNA

La lezione dei discepoli è bellissima: trovano il coraggio di dirlo. Pregano con sincerità. Dovremmo anche noi imparare la franchezza con cui dicono a Gesù quello che sentono dentro di loro. Ma come loro dobbiamo essere disposti ad accettare anche la lezione che Gesù impartisce proprio a partire da questa sensazione:“Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?»”. Gesù dice che la fede è disobbedire alla paura e ricordarsi di ciò che si crede anche quando non lo si sente. Credere è fidarsi di Gesù non della tempesta.

 

 


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