Vangelo di Domenica

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13ª Settimana del Tempo Ordinario
26 giugno – 2 luglio 2022 


Una ferma decisione

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Osservando la nostra società, definita «liquida» dagli studiosi, ha senso chiedersi a cosa è ancorata la nostra vita, a quali principi facciamo riferimento per prendere le nostre decisioni, e se la fermezza è ancora una virtù.

Di fronte a un bivio, le nostre scelte guardano alla convenienza personale o a quella di tutti? A ciò che pensa la maggioranza o a ciò che è giusto? All’immediato o al futuro?

Nel Vangelo di oggi Gesù può sembrarci troppo esigente, radicale, esagerato. Si rende conto che la sua strada sta diventando sempre più stretta, e non tutti saranno in grado di seguirlo fino in fondo.

È capitato anche a lui di sospendere le decisioni, di prendersi tempo per apprendere e comprendere, persino di cambiare opinione: è umano e saggio. Ma c’è un tempo in cui non si può più indugiare, perché c’è soltanto la possibilità di procedere o fuggire, di fare ciò che crediamo giusto oppure no.

Gerusalemme rappresenta l’ostacolo più grande per Gesù, eppure è proprio lì, nel cuore dell’Ebraismo, che dovrà testimoniare la verità: la fedeltà a Dio, l’amore ai nemici, la relatività delle cose di questo mondo.

Questo conduce alla vita piena, sconfinata, eterna, dove non ci sono più necessità e paure, dove Dio regna senza odio e ripicche, dove ognuno è amato per quello che è.

 


VANGELO VIVO

«Quando noi adulti tramandiamo alla generazione più giovane l’esperienza della vita, non dobbiamo esprimerci così: “La realtà prenderà il posto dei vostri ideali”, ma invece: “tieni saldi i tuoi ideali, così che la vita non possa mai privartene”.
Se tutti noi potessimo diventare ciò che eravamo a quattordici anni, come sarebbe differente il mondo!
Il gran segreto del successo sta nell’attraversare la vita con un’anima intatta. Ciò è possibile solo per colui che non discute, né lotta mai contro gli uomini e con i fatti, ma in tutte le circostanze, si ritira in se stesso e in se stesso cerca la ragione di ogni evento. La maturità a cui dobbiamo tendere è una maturità che ci rende più semplici, più sinceri, più puri, più desiderosi di pace, più mansueti, giù gentili, più comprensivi. Questo è l’unico modo in cui dobbiamo maturare col passare degli anni. Questo è il processo per cui il ferro dolce dell’idealismo giovanile si indurisce trasformandosi nell’acciaio inalterabile di un idealismo consapevole» (Albert Schweitzer).

 


CIÒ CHE IO AMO

Ciò che amo
più dei tesori del mondo, più dei tesori del cielo,
più dei fiori ammirevoli sui bordi delle acque limpide,
più del mormorio della brezza
e del volo e del canto degli uccelli,
più dell’andirivieni delle onde e del loro sussurro sonnolento,
più delle stelle, fiori d’oro sbocciati
nei sublimi campi dello spazio,
più dei lampi che il cuore del malvagio
scuotono a vivo richiamo,
più degli occhi celesti del bambino che ride tra le lacrime,
più del Paradiso a cui anelo, ove m’aspetta il mio Dio,
più dei segreti della sua santa parola
che il cuore ascolta silenzioso,
più del suo sorriso e della sua grazia,
sfavillante in ogni luogo,
quel che amo, Signore,
quel che amo è la tua volontà.

 (padre Charles de Foucauld)

 


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