Vangelo di Domenica

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3ª Settimana del Tempo Ordinario

23 – 29 gennaio 2022


Il liberatore

Quale persona non desidera la liberazione da qualcosa? Una malattia, un cruccio, una paura, un vizio, una dipendenza… o in alcuni paesi la negazione di un diritto fondamentale dell’uomo. Per questo il messaggio di Gesù è sempre attuale: Lui è il nostro liberatore definitivo dal male, dall’ingiustizia, dalla morte.

Gli Ebrei avevano ben chiaro che si trattava di fiducia nel proprio Dio: come era già avvenuto nella storia, dalla liberazione dalla schiavitù egiziana al tempo di Mosé a quella dall’esilio a Babilonia, Lui sarebbe intervenuto per salvarli. Molti pensavano a un liberatore politico: Gesù invece ritiene più efficace lavorare sui cuori e sulle coscienze degli uomini. In effetti, in una comunità che vive l’accoglienza e l’amore non ci sono più oppressi, perché ognuno si mette nei panni degli altri; non ci sono più prigionieri, perché regna la giustizia e l’onestà; non ci sono più poveri, perché chi ha più del necessario lo mette a disposizione degli altri. Gesù mette in luce gli aspetti migliori della tradizione biblica, solitamente ascoltati nelle sinagoghe, coniugando le attese al presente: nell’oggi si realizza questa profezia, si compie la liberazione, si ridona la vista, si cancellano le oppressioni, ci si contagia di gioia per un Dio che riempie di doni chi ascolta il suo Spirito e segue la sua voce.

Tocca ai cristiani, oggi, seguire i suoi passi e diventare liberatori in ogni ambito in cui abbiamo occasione di stare e lavorare.

 


VANGELO VIVO

Don Franco De Pieri è stato fondatore e guida, per circa trent’anni, del «Centro di solidarietà Don Milani». Cinquemila si calcola che siano i giovani da lui strappati all’eroina e ad altre forme di dipendenza. Negli anni della sua presidenza una realtà nata dall’opera di pochi volontari è divenuta un’impresa sociale da oltre 150 dipendenti. Stimato in tutta Italia nel campo delle tossicodipendenze, è stato vicepresidente della Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche. A Mestre lo ricordano parroco dei «primi» e degli «ultimi», capace di accompagnare anche chi non crede o crede a metà.

 


INSEGNACI AD AMARE

Signore, insegnaci a non amare noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che ci amano.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama.
Signore, facci soffrire della sofferenza altrui.
Facci la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da te,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame
senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo
senza aver meritato di morire di freddo.
Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.
Abbi pietà dei lebbrosi,
ai quali tu così spesso hai sorriso
quand’eri su questa terra.
E perdona a noi di averli,
per una irragionevole paura, abbandonati.
E non permettere più, Signore,
che noi viviamo felici da soli.
Facci sentire l’angoscia della miseria universale,
e liberaci da noi stessi. Amen.

 (Raul Follereau, giornalista e filantropo)

 


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