Vangelo di Domenica

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29ª Settimana del Tempo Ordinario

17 – 23 ottobre 2021


Il vero onore

Se giocassimo a immaginare un onore che ci piacerebbe ricevere, qualcuno penserebbe a un titolo onorifico, a una giornata con una persona importante, a un pubblico riconoscimento delle nostre capacità e realizzazioni.

Non c’è nulla di male a sentirsi onorati, purché la giusta umiltà ci consenta di condividere il merito con chi l’ha reso possibile: i nostri maestri e chi ha supportato e consentito il nostro impegno grazie al suo (ad esempio i propri partner).  

Non ci stupisce dunque l’ardire di Giacomo e Giovanni, figli di un tonante Zebedeo, che chiedono un posto in prima fila, nella gloria di Dio, accanto a Gesù. Se siamo affezionati a lui, come non capirli? È facilmente il nostro stesso desiderio.

Il primo insegnamento del maestro è nella linea della verità: ora non sanno cosa stanno chiedendo, non hanno idea del prezzo da pagare per essergli così vicini, bevendo lo stesso suo calice di dolore. Peraltro, nemmeno Gesù ora sa quali anime nel tempo gli saranno state più vicine, chi avrà diritto a quel posto.

Il secondo insegnamento è una massima che ha già ripetuto altre volte. Tra i suoi discepoli il più onorevole è quello che nella pratica si fa servo di tutti: senza pretese e rivendicazioni, felice di dare la vita per il bene altrui, per il riscatto dei bisognosi, per il sogno di un mondo più bello grazie al suo piccolo contributo. Un contributo senz’altro degno di Dio.

 


VANGELO VIVO

«Nelle cose più piccole è possibile trovare Cristo e avere una vita ricca. L’importante è fare ogni cosa con fede ed entusiasmo». Così diceva suor Maria Laura Mainetti, una vita spesa nell’ambito educativo, nella  congregazione delle Figlie della Croce. «Come Maria ai piedi della croce, siamo chiamate a essere accanto ai ‘crocifissi’ del nostro tempo, per condividere, servire, evangelizzare le povertà che incontriamo sulla nostra strada». Destò scalpore il suo assassinio nel 2000, ad opera di tre adolescenti convinte di compiere un rito satanico. Loro stesse hanno testimoniato le sue ultime parole: «Eccomi! Signore, perdonale». La Chiesa l’ha recentemente riconosciuta martire e beata.   

 


NON SAPETE CIÒ CHE DOMANDATE

Signore, anche noi ogni tanto
non sappiamo quello che domandiamo.
Chiediamo la salute,
mentre ce la roviniamo
con una vita di corsa, con un’alimentazione esagerata,
con qualche vizio che a poco a poco ci riempie di tossine.
Chiediamo un buon lavoro,
ben retribuito e di comando,
salvo spendere in psicofarmaci e travasi di bile
il surplus di orgoglio e di denaro che produce.
Chiediamo la forza di superare certe difficoltà,
quando gli ostacoli più grandi sono stati creati dalla nostra mente.
Chiediamo il perdono
ma non ricordiamo che la misura che ci spetta
è quella che offriamo agli altri.
Chiediamo di essere contornati di affetto,
salvo poi ricacciarlo in malo modo quando ci sembra troppo asfissiante.
Chiediamo qualche anno in più di vita
per passarlo nella solitudine e nel dimenticatoio
di un’età troppo anziana per essere goduta sul serio. 
Non chiediamo la cosa migliore,
che ci hai lasciato nel Vangelo:
«Sia fatta la tua volontà, Padre,
perché tu sai già ciò di cui abbiamo bisogno».

 


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