Vangelo di Domenica

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2ª settimana del Tempo Ordinario

17 – 23 gennaio 2021


Venite e vedrete

Si segue Gesù con la propria anima. Lei, che punta all’eternità, riconosce lo spirito vitale di colui che viene dall’eterno Dio e ha vinto la morte. Riconosce il valore morale delle sue scelte e ci spinge a riprodurle nella nostra vita. Coltiva l’affinità d’intenti attraverso la preghiera e i sacramenti, percorsi umani che, vissuti con sincerità, la nutrono di pace e di serenità.  

Eppure questo a Cristo non basta: vuole essere seguito con il corpo. Chiede ai due discepoli di venire fisicamente con lui. Non sappiamo cosa si sono detti o cos’hanno visto. Ma già nel pomeriggio sono convinti: è lui l’inviato di Dio. A Gesù basta fissare lo sguardo su un uomo per conoscerlo e dargli la risposta che ha sempre cercato («Simone, forse non lo sai, ma sei una roccia!»). Il suo corpo è mezzo indispensabile per far risuonare negli altri la chiamata di Dio, per confermare le loro scelte. Come ci ricorda san Paolo, il corpo è lo strumento delle nostre azioni, dunque da tenere puro, perché custode dello Spirito.

Infine Gesù vuol essere seguito col cuore. Soltanto i sentimenti ci spingono a superare i nostri limiti, a prendere rischi, a scommettere sull’ignoto. Nei cuore scopriamo quanto siano vere le nostre prese di posizione, se abbiamo scelto di credere per dovere, per convenienza o per amore. Gesù ha bisogno di noi,  interi e veri. Ci prende come siamo, ma ci chiede di metterci in cammino con lui. E vedremo il meraviglioso e l’inimmaginabile.


PARLA, O SIGNORE: IL TUO SERVO TI ASCOLTA

Tu ci parli, Signore.
Ma noi non ti vogliamo sentire.
È più facile stare fermi nelle nostre convinzioni,
rinnovare i nostri slalom quotidiani tra le richieste del mondo,
ripetere senza troppo affetto le preghiere che ci hanno insegnato.
Eppure avresti per noi le parole più giuste,
i pensieri migliori, le risposte più necessarie. Che peccato…
Tu ci vedi, Signore.
Ma noi temiamo di incrociare il tuo sguardo.
A ragione, sappiamo che ci sconvolgeresti,
mettendoci di fronte ai nostri sbagli,
smascherando il nostro egoismo e i piccoli grandi vizi,
chiedendoci più di quanto desideriamo dare.
Ti ci ami, Signore.
Ma noi ci ritraiamo dal tuo abbraccio
con la paura infondata che sia come quello umano,
 tante volte interessato o imprigionante, ipocrita o deludente.   
E così perdiamo l’occasione di scoprire che l’amore più grande,
quello che ci creati e voluti così come siamo, è già dentro di noi.
Per questo ci vuoi in piedi e non sdraiati, in forma e non sciupati.
Ci vuoi disponibili come servi, pur trattandoci come padroni.
Ci vuoi vivi e attivi, in continuo ascolto.
Solo così ci guiderai verso ciò che è migliore, presso di te.

 


VANGELO VIVO

Per il suo ingresso episcopale a Lucca è arrivato come pellegrino, a piedi, da Perugia lungo la via Francigena. «Avevo bisogno di silenzio», confida monsignor Paolo Giulietti. Già responsabile della Pastorale Giovanile della CEI, nell’ultima parte del viaggio è stato accompagnato da tanti ragazzi e adulti che hanno voluto così omaggiare il nuovo vescovo con lo zaino in spalla. Anche papa Francesco in un’intervista ha lodato questo vescovo «del popolo», credibile perché arrivato «senza limousine», ma con tanta voglia di camminare con Cristo e tra la gente. Autore di varie guide sui percorsi dello spirito, crede che il pellegrinaggio a piedi sia «una pratica di ecologia integrale, perché guarda all’interiorità, al rapporto con gli altri, a quello con l’ambiente».


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