Vangelo di Domenica

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29ª settimana del Tempo Ordinario

 18 – 24 ottobre 2020


Rendete a Dio quello che è di Dio

Quante volte, nei discorsi comuni, i governanti sono il capro espiatorio di tanti mali. Ci fa sorridere il detto: «Piove, governo ladro», ma dobbiamo riconoscere che spesso pensiamo così.

I Romani, al tempo di Gesù, avevano imposto un tributo per ogni persona adulta equivalente alla giornata di lavoro di un bracciante. I farisei mal sopportavano questa tassa, mentre gli erodiani erano favorevoli perché i Romani consentivano loro di conservare i privilegi acquisiti al tempo del re Erode.

Nella storia ebraica i governanti erano stati benedizione, se fedeli a Dio e alla sua giustizia; maledizione, se avevano usato il potere per scopi personali e guerre sbagliate.

Lo stesso re persiano, Ciro il grande, come ci racconta nella prima lettura il profeta Isaia, pur senza conoscere e venerare il Dio d’Israele, era stato il suo strumento di salvezza. Cinque secoli prima di Cristo aveva liberato gli Ebrei dall’esilio di Babilonia e aveva ordinato e favorito economicamente la ricostruzione del tempio di Gerusalemme.

Gesù esce brillantemente dal tranello che gli hanno posto spostando l’attenzione su Dio. Restituite al governo ciò che è suo, ciò che ha speso per tutti (servizi, opere pubbliche e difesa dai nemici, ieri come oggi); ma ricordate che tutto ciò che avete e siete è dono di Dio, e un giorno lo renderete a lui. Riconoscerlo è incominciare a decidere di usarlo per il bene, proprio e di tutti.


VANGELO VIVO

Una donna imbacuccata con cappotto lungo e sciarpa, armata di paletta e ramazza raccoglie cartacce e cicche di sigarette sulla piazza vicino alla Questura di Pesaro. Un poliziotto la nota più volte e posta la sua immagine su Facebook con relativi apprezzamenti per il gesto ammirevole. La segnalazione condivisa da tanti arriva al sindaco che decide di premiarla per il suo senso civico, pur non conoscendone l’identità. Per rintracciarla sono bastate poche ore: si chiama Natsuko, ed è una ex studentessa di canto lirico all’accademia internazionale della città natale di Gioacchino Rossini. Dal mondo a Pesaro, da Pesaro al mondo. 

 


A DIO QUEL CHE È SUO

È tuo questo mio corpo,
il battito incessante del mio cuore,
il respiro che sostiene la mia vita,
il cervello che non riposa mai.     
tuoi questi piedi che raggiungono posti lontani,
queste mani che assemblano ciò che non c’era,       
questa bocca che emette mille suoni
e ci permette di comunicare con chi è simile a noi.   
Sono tue le persone che ho accanto,
chi mi accoglie e chi mi critica,
chi mi accetta e chi mi sprona,
chi mi stupisce e chi mi diverte,
chi mi ama e chi mi parla di te.
È tuo il cibo che mi nutre,
la sapienza degli elementi,
la fantasia della natura, la forza della vita.
È tuo tutto ciò che esiste, eppure l’hai dato a noi,
per tutto il tempo della nostra permanenza sulla terra.
Davvero ci hai concesso di essere poco meno di un dio.
Ma le nostre scelte saranno degne di te?
Aiutaci, Signore, a proteggere e conservare, a custodire e coltivare,
perché ciò che tuo, prima di restituirlo a te,
dovremo passarlo alle future generazioni,
e non vorremmo che fossero loro
a renderci odio e a vergognarsi di noi.

   


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