Vangelo di Domenica

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 18ª Settimana  del Tempo Ordinario

1 – 7 agosto 2021


Gesù, cibo di Vita

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù nota che tra la gente c’è chi lo cerca per il proprio interesse, perché bisognoso di beni materiali o incuriosito dalla straordinarietà dei segni che compie. Lui è lì per loro, ma vuole raggiungere la loro anima. La salvezza che è venuto a portare non si limita agli aspetti mondani, ma è orientata a far incontrare Dio con l’uomo, la vita piena con quella quotidiana, l’amore vero con la naturale propensione a considerare se stessi il centro della realtà.

Questo è il cibo di cui la gente ha bisogno, per sopravvivere e rinforzarsi, muovendosi verso la meta definitiva in Dio.

Di fronte alle mormorazioni del popolo d’Israele, ai sospetti, ai dubbi e ai rimpianti, Mosè indica la fede in Dio come soluzione definitiva di ogni problema.

Ci sono questioni che tocca agli uomini risolvere; in esse lo Spirito di Dio può fornire suggerimenti e una direzione di senso, lasciando a tutti la libertà e la responsabilità delle proprie scelte.

Ci sono questioni in cui gli uomini non possono far nulla: lì è necessario credere che Dio non si scorda di noi, non ci abbandona mai e ha già pronta ogni via d’uscita ai nostri timori.

Il pane di Cristo è l’assicurazione di poter risorgere in ogni notte oscura della vita, compresa quella che ci conduce alla morte.

Lì la vittoria di Cristo esprime tutta la sua forza, la vita con Dio rivela la sua infinita eternità.

 


IO SONO IL PANE DI VITA

Sei tu, Signore, come un pezzo di pane.
Buono come il pane. Nato per farsi mangiare,
senza paura di perdersi per ritrovarsi, di morire per rinascere.
Morbido come il pane. Tenero con i bambini,
confortante per i deboli, fiducioso con i peccatori.
Nutriente come il pane. Cibo che irrobustisce,
sostegno del cammino, carburante per ogni vita.
Essenziale come il pane.
Prezioso e desiderato da chi rischia e suda per conquistarlo,
indifferente per chi ha il cuore occupato dal sé o indurito dal troppo.
Fragile come il pane.
Ora vicino, ora lontano; ora palpabile, ora nascosto;
ora sfiorato, ora apparentemente irraggiungibile.
Eppure tu sei il Pane della Vita.
Tutto diventa pieno, completo, eterno, grazie e insieme a te.

 


VANGELO VIVO

Il pastore uruguagio Miguel Brun era stato messo in prigione perché la polizia voleva da lui notizie di un giovane della sua comunità sospettato di appartenere al gruppo eversivo comunista. Era la vigilia di Pasqua e tutti i prigionieri politici erano raccolti in uno stanzone, sorvegliati attraverso una piccola feritoia dai poliziotti nella stanza accanto. Temendo che potessero complottare insieme, avevano ordinato di camminare ed essere continuamente in movimento. Fra i prigionieri un buon gruppo erano agnostici, alcuni credenti cattolici e lui l’unico protestante. I credenti cattolici avevano il desiderio di partecipare all’Eucaristia e gli chiesero di celebrarla. Il pastore fece notare l’impossibilità della cosa, ma tutti insistettero proponendogli di raccontare l’ultima cena e di fare i gesti dello spezzare il pane e del distribuirlo insieme al vino anche se con un finto calice. Loro avrebbero fatto il gesto di portarlo alla bocca. I compagni agnostici suggerirono di mettersi nell’angolo d’ombra della porta dove non sarebbero stati visti. Loro, intanto, avrebbero fatto più movimento perché le guardie non si rendessero conto di cosa accadeva. E così, in quella vigilia di Pasqua, in un carcere di massima sicurezza di un paese dove la libertà era negata, un gruppo di credenti ha vissuto la più significativa Cena del Signore dalle mani vuote.

 


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