Sete di Parola di questa settimana

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Sete di Parola dal 12 al 18 luglio 2026

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Preleva Sete di Parola della 15ª Settimana  – (12 – 18 luglio 2026)  del Tempo Ordinario dell’Anno A  – (165 Kbyte)


15ª Settimana del Tempo Ordinario – Anno A 

a cura di Don Claudio Valente


Domenica 12 Luglio 2026

Liturgia della Parola > Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23

La Parola del Signore  …è ASCOLTATA

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

…è MEDITATA

Per un paio di domeniche saremo in compagnia delle parabole di Gesù, dei veri capolavori! Iniziamo oggi da una delle più belle e famose: quella del seme.Subito bisogna chiarire chi è il protagonista di questa parabola: non è il seminatore e nemmeno il terreno. Al centro di tutto sta il seme, sta la Parola. I quattro quadretti che vengono descritti da Matteo, raccontano esiti diversi dell’unica semina, dello stesso annuncio della Parola. Vorrei fare tre riflessioni e lasciarvi qualche domandina birichina.
Primo. Il racconto descrive una semina veramente esagerata. La logica che guida il gesto abbondante del seminatore della parabola non è certo quella del guadagno o del tornaconto. Gesù semina ovunque la sua Parola, non è un contadino schizzinoso, non scarta i terreni, non fa categorie o preferenze. Tutti siamo il terreno di Dio, la sua Parola non si ferma, è gettata anche nella tua vita. E tu che fai? Tu che terreno sei?
Secondo. I quattro esiti diversi della semina non sono messi in ordine temporale (…ora va tutto male, ma chissà magari un giorno le cose andranno bene…boh, speriamo…), ma in ordine spaziale. Accanto al terreno che non porta frutto, c’è il seme che germoglia. Nella stessa semina sono possibili esiti così diversi! Noi pretenderemmo una vittoria pulita e incontrastata del seme, una presenza visibile e dominante del germoglio che si fa largo nella terra brulla. E invece no. Guardando alla Croce è facile intuire che questa parabola anticipa la vita di Gesù, scioglie le logiche più profonde che porteranno il suo cammino fino al Calvario. La Parola non si fa largo come un rullo compressore, ma con la piccolezza e la debolezza di un seme gettato sulla terra. La sua potenza è indiscussa, è la qualità dell’accoglienza che fa cambiare l’esito. E tu come accogli la Parola? Qual è lo spazio che quotidianamente gli riservi?
Terzo. In Palestina un sacco di semi poteva – in ottime condizioni – darne 11, al massimo 12. Provate a immaginare la faccia dei discepoli di Gesù che sentono parlare di 100, 60, 30 sacchi! La proporzione è ovviamente altissima, smisurata, inverosimile. “Esagerato, questo Gesù! Com’è possibile un raccolto così abbondante?” Chiaro: le leggi della natura vengono messe da parte, qui entra una legge nuova, diversa, imprevedibile: quella di Dio! Nessuno se lo aspetterebbe, eppure a fianco di terreni aridi, incolti e spinosi germoglia una vita sovrabbondante e inaspettata. Oggi può accadere! Oggi questa Parola può germogliare nella tua vita. Sei pronto ad accoglierla? Hai un angolino libero nel cuore?

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Il semi­natore della parabola è diverso, eccessivo, illogico: lancia manciate generose anche sulla strada e sui rovi. È uno che spera an­che nei sassi, un prodigo inguaribile, im­prudente e fiducioso. Un sognatore che ve­de vita e futuro ovunque. Una pioggia continua di semi di Dio cade tutti i giorni sopra di noi. Semi di Vangelo riempiono l’aria. Si staccano dalle pagine della Scrittura, dalle parole degli uomini, dalle loro azioni, da ogni incontro. Ma per quanto il seme sia buono, se non trova ac­qua, luce e protezione, la giovane vita che ne nasce morirà presto. Il Seminatore get­ta il seme, ma è il terreno che permette di crescere. Allora io voglio farmi terra buo­na, terra madre, culla accogliente per il pic­colo germoglio. Come una madre, che sa quanto tenace e desideroso di vivere sia il seme che porta in grembo, ma anche quanto fragile, vulnerabile e bisognoso di cure, dipendente quasi in tutto da lei. Padre Ermes Ronchi

…è PREGATA

Voglio essere terreno buono, o Dio, perché so che la tua parola, cioè il tuo Figlio, è venuto per portare frutto in me, per far sì che io non rimanga sterile ma collabori con la tua opera nel mondo. Aiutami a dissodare il terreno del mio cuore, così che il seme che getterai potrà trovare accoglienza: te lo chiedo per me e per tutti coloro che mi stanno vicino. Amen.

…mi IMPEGNA

Ognuno di noi è una zolla di terra, ognuno è anche un seminatore. Ogni parola, ogni gesto che esce da me, se ne va per il mondo e produce frutto. Che cosa vorrei produrre? Tristezza o germogli di sorrisi? Paura, scoraggiamento o forza di vivere? Chiederò  al Signore di accrescere in me  la disponibilità ad accogliere il germe della sua parola, perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace e riveli al mondo la beata speranza del suo regno.

 


Lunedì 13 Luglio 2026

Liturgia della Parola > Is 1,10-17; Sal 49; Mt 10,34 -11,1

La Parola del Signore  …è ASCOLTATA

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

…è MEDITATA

Al Signore non manca certo il dono della chiarezza! Dopo avere inviato i suoi si preoccupa di prepararli alle difficoltà e alle persecuzioni che inevitabilmente dovranno affrontare… E ricorda di non essere venuto per dare carezze e per proporre una fede annacquata e fondata sul buon senso, ma di voler portare il fuoco sulla terra. La Parola, allora, diventa davvero una spada che ci taglia a metà, che ci giudica, che ci porta a sviscerare le nostre tenebre. Ma ne vale la pena, sostiene il Signore. Più dei rapporti famigliari, più dell’appartenenza ad un clan, più di un’esperienza sentimentale, far parte del Regno, convertire il proprio cuore alla novità di Dio ci mette davanti ad un modo nuovo di vedere le cose. È esigente il Signore, ed anche presuntuoso, all’apparenza. Come può mantenere ciò che promette? Come può chiedere così tanto ai suoi discepoli? Duemila anni di Chiesa e di discepolato sono qui a dirci che sì, ne vale proprio la pena. Milioni di uomini e donne confermano quanto sostenuto dal Signore: giocare tutta la propria vita sul vangelo è più di ogni altra gioia che possiamo sperimentare…

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Il dominio di sé, la mitezza, la castità, la solidità di carattere, la pazienza insieme alla altre virtù sono le armi date da Dio per resistere alle prove ed aiutarci nel combattimento spirituale. Addestrandoci in esse e mantenendoci pronti alla pugna, nessun contrasto, per quanto aspro grave devastatore e intollerabile, ci apparirà invincibile. Ogni vicissitudine è per condurci al bene. S. Antonio Abate

…è PREGATA

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme.

 …mi IMPEGNA

È fuoco la presenza di Dio. È una vampa divorante la sua esperienza. È devastante, intensa, destabilizzante la sua amicizia. Credere non è una scelta rassicurante che tranquillizza le nostre presunte certezze. Credere è un incendio che divampa e cresce in noi, giorno dopo giorno. Cosa ha a che fare questa Parola con la visione tiepida della fede che ci rassicura? Cosa ha a che fare con la mediocrità delle nostre scelte? Invochiamo lo Spirito, allora, che davvero possa incendiare i nostri cuori d’amore. E questo fuoco ci spinge a non accettare inutili compromessi: come l’innamorato difende a spada tratta il suo amore e la sua amata, così l’incontro reale e intimo con Cristo ci porta a ridisegnare e ridimensionare ogni altra scelta. 

 


Martedì 14 Luglio 2026

Liturgia della Parola > Is 7,1-9; Sal 47; Mt 11,20-24

La Parola del Signore  …è ASCOLTATA

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

…è MEDITATA

Il dolore di Gesù deborda. Non si aspettava tanta durezza, tanta ostilità, tanta piccineria. Venuto per annunciare la rivoluzione di Dio, la buona notizia della sua compagnia, si ritrova a dover fare i conti con l’indifferenza, con la presunzione di chi pensa di sapere già tutto, di essere salvo, di non avere bisogno di conversione. Soffre, il Signore, soffre terribilmente. E sbotta: come è possibile che la presunzione possa allontanare dalla salvezza? Le città pagane che nella Bibbia sono diventate l’emblema della perdizione verranno salvate, diversamente dalle città sante che si crogiolano nella loro sicumera. Oggi, Gesù, cosa direbbe delle nostre chiese cristiane? Delle nostre comunità sedute e arrivate, che vivono con insofferenza ogni cambiamento, ogni forte invito alla conversione? Cosa direbbe delle nostre parrocchie che rischiano di ridursi ad agenzie di servizi religiosi? Delle nostre convinzioni inossidabili che, in realtà, sono un incrocio fra superstizioni e modi di dire tradizionali? Stiamo attenti, discepoli del Signore, a non ricevere lo stesso rimprovero, a non fare della nostra fede un comodo cuscino su cui sedersi!

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Emerge dalle parole di Cristo l’angoscia e la tristezza infinita per un amore gratuito, colpevolmente rifiutato. Viene tracciata così, in modo emblematico, la storia ininterrotta di tutti coloro che infrangono un patto di amore, rifiutano gli interventi salvifici di Dio, chiudono gli occhi alle sue testimonianze, non accolgono le grazie e i favori divini. È la storia dell’assurda presunzione umana, che prima ci induce al peccato e poi ci fa rinnegare la salvezza.

…è PREGATA

I tuoi rimproveri, Gesù, sono come quelli di un genitore che desidera che il proprio figlio maturi; li accetto, o Signore, perché so che tanti passi devo compiere per diventare come tu desideri! Ma non mi abbandonare nel momento della distrazione o della prova. Amen.

…mi IMPEGNA

Un credente non va alla ricerca del sensazionale, ma si accorge che i segni più grandi che Dio compie li fa nella discrezione e nel nascondimento più totale, esattamente come fanno le persone che amano davvero: non si gloriano di cose eclatanti ma godono nel fare piccoli gesti d’amore senza nemmeno essere visti. Dio riempie di miracoli la nostra vita, cioè riempie di piccole cose di bene la nostra esistenza, ma si domanda se abbiamo trasformato quel bene gratuito in una pretesa o se l’abbiamo usato come trampolino per i nostri cambiamenti più veri. Sarebbe bello oggi chiedere occhi per accorgercene, e coraggio per tirarne le conseguenze.

 


Mercoledì 15 Luglio 2026

San Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa

Giovanni Fidanza nacque a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218. Bambino fu guarito da san Francesco, che avrebbe esclamato: «Oh bona ventura». Gli rimase per nome ed egli fu davvero una «buona ventura» per la Chiesa. Studiò a Parigi e durante il suo soggiorno in Francia, entrò nell’Ordine dei Frati Minori. Insegnò teologia all’università di Parigi e formò intorno a sé una reputatissima scuola. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano, carica che mantenne per diciassette anni con impegno al punto da essere definito secondo fondatore dell’Ordine. Scrisse numerose opere di carattere teologico e mistico ed importante fu la «Legenda maior», biografia ufficiale di San Francesco, a cui si ispirò Giotto per il ciclo delle Storie di San Francesco. Fu nominato vescovo di Albano e cardinale. Partecipò al II Concilio di Lione che, grazie anche al suo contributo, segnò un riavvicinamento fra Chiesa latina e Chiesa greca. Proprio durante il Concilio, morì a Lione, il 15 luglio 1274

Liturgia della Parola  > Is 10,5-7.13-16; Sal 93; Mt 11,25-27

La Parola del Signore  …è ASCOLTATA

In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

…è MEDITATA

Non esiste altro modo per vedere Dio se non facendosi piccoli. Il Vangelo non ci invita a sminuirci ma ad assumere invece la postura migliore da cui guardare la vita. Infatti l’essere umano essendo una creatura, tutte le volte che fa memoria della sua finitudine comincia a vedere le cose in maniera nuova, più vera, più profonda. Ma quando invece gioca a fare Dio ammalandosi di deliri di onnipotenza, perde il contatto con la realtà e non riesce a vedere più le cose per ciò che sono. Ad esempio se ci ricordassimo tutti che un giorno moriremo, questa memoria della nostra morte ci porterebbe a vivere con più umiltà ed essenzialità. Daremmo più importanza a cose che solitamente trascuriamo e capiremmo che tutto ciò che di bene dobbiamo scegliere lo dobbiamo fare oggi non domani. Ma siccome rimuoviamo l’idea della morte e ci pensiamo immortali allora la nostra vita soffre di una strutturale cecità che ci fa vivere per sciocchezze e ci fa perdere di vista ciò che conta. Gesù dice che “i piccoli”, sono quelli a cui Dio racconta le cose perché non usano delle cose che Dio gli dice per montarsi la testa ma per gustarne la medesima gioia. Solo “i piccoli” ad esempio godono di un tramonto, o del volo di un calabrone, o delle risate di un bambino, o dello sguardo delle persone che amano. Solo “i piccoli” accettano la sofferenza della vita senza trasformarla in risentimento, e sanno piangere senza disperarsi, e accolgono il limite senza sentirsene giudicati.  Ma questo privilegio è un dono di Dio che nasce dalla scelta di essere fino in fondo creature senza giocare a fare Dio, che è poi la radice di ogni superbia.

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Sono troppo piccola per coltivare vanità spirituali, o per tessere delle frasi intorno all’umiltà, facendomi credere umile. Preferisco dire che Dio ha fatto cose grandi nella mia anima, e la più grande è di aver dimostrato la mia piccolezza, in potenza e insieme l’onnipotenza del suo Amore. S. Teresa di Gesù Bambino

…è PREGATA

Corri a questa fonte di vita e di luce con vivo desiderio, chiunque tu sia, o anima consacrata a Dio, e con l’intima forza del cuore grida a lui: «O ineffabile bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eterna! Tu sei vita che vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce e che conserva nell’eterno splendore i multiformi luminari che brillano davanti al trono della tua divinità fin dalla prima aurora. O eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nascosta agli occhi di tutti i mortali! La tua profondità è senza fine, la tua altezza senza termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purezza imperturbabile! Da te scaturisce il fiume “che rallegra la città di Dio”, perché “in mezzo ai canti di una moltitudine in festa possiamo cantare cantici di lode, dimostrando, con la testimonianza dell’esperienza, che “in te è la sorgente della vita e alla tua luce vediamo la luce”».  San Bonaventura

…mi IMPEGNA

UN RACCONTO….Un bambino giocava a «fare il prete» insieme ad un coetaneo, sulle scale della sua casa. Tutto andò bene finché il suo piccolo amico, stufo di fare solo il chierichetto, salì su un gradino più alto e cominciò a predicare. Il bambino naturalmente lo rimproverò bruscamente: «Posso predicare soltanto io! Tu non puoi predicare! Tocca a me! Rovini il gioco, sei cattivo!». Richiamata dagli strilli, intervenne la mamma e spiegò al bambino che per dovere di ospitalità doveva permettere all’altro di predicare. A questo punto il bambino si imbronciò per un attimo.Poi, illuminandosi, salì sul gradino più alto e rispose: «Va bene, lui può continuare a predicare, ma io farò Dio».

 


Giovedì 16 Luglio 2026

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

La sacra Scrittura esalta la bellezza del monte Carmelo, là dove il profeta Elia difendeva la purezza della fede d’Israele nel Dio vivente. In quei luoghi, all’inizio del XIII secolo ebbe giuridicamente origine l’Ordine carmelitano, sotto il titolo di Santa Maria del Monte Carmelo. Questo titolo, quasi compendio dei benefici della Patrona, cominciò a venir celebrato fin dal secolo XIV, dapprima in Inghilterra, quindi gradatamente, in tutto quanto l’Ordine. Raggiunse il massimo splendore ai primi del secolo XVII, allorché il Capitolo generale dei Carmelitani lo dichiarò festa principale e speciale dell’Ordine, e Paolo V lo riconobbe come titolo distintivo della Confraternita dello Scapolare. È la celebrazione solenne di tutti i devoti di Maria SS.ma del Carmine, che si ritrovano uniti nei sentimenti di amore e gratitudine verso Maria, rinnovando in questo giorno l’impegno del devoto servizio a lei, la fedeltà a Cristo Gesù e alla Chiesa, e affidando al cuore materno della Vergine l’intera Famiglia del Carmelo.

Liturgia della ParolaMt 11,28-30

La Parola del Signore  …è ASCOLTATA

In quel tempo, Gesù disse:«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

…è MEDITATA

Certo, Signore, veniamo a te. Perché ci sentiamo oppressi e stanchi, perché il peso della vita, in alcuni momenti, è davvero insostenibile. Veniamo a te perché sappiamo che solo in te troviamo conforto e incoraggiamento. Non vogliamo che tu risolva i problemi ma che ci renda capaci di vederli nella giusta prospettiva, senza lasciarci scoraggiare, senza piangerci addosso, senza fuggire. Veniamo a te, Signore, non perché non sappiamo dove andare ma perché tu solo, ora e sempre, ci dai la possibilità di vedere le cose in maniera radicalmente diversa. Veniamo a te perché il mondo ci seduce ma non ci vuole, ci spreme come dei limoni, ci chiede fiducia cieca nelle sue leggi, nel suo mercato, nelle sue logiche ma dimostra mille volte di non volere davvero il nostro bene. Veniamo a te perché sei l’unico che ti sei caricato, come noi, del peso della vita. Senza scorciatoie, senza preferenze, senza inganni. Un Dio che diventa uomo sul serio, che impara a ridere e a piangere, che ha amato come nessuno mai ha amato, fino a morirne. Veniamo a te, Signore, in questa estate fiacca e scoraggiata, segnati dalla delusione e dallo sconforto. Veniamo a te, Maestro.

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I piccoli, gli umili, gli sconfitti capiscono le cose del Regno. Non i religiosi, né i sacerdoti del tempio. Questa scoperta ha stupito Gesù che ha lodato il Padre per questa logica inattesa. E proprio ai piccoli Gesù si rivolge e li invita ad andare a lui. Sì, amici, andiamo a lui, proprio perché stanchi ed oppressi, proprio perché sappiamo che da Dio siamo ristorati per la vita, proprio perché sappiamo che solo in Dio troviamo ristoro.

…è PREGATA

Assisti i tuoi fedeli, Signore, nel cammino della vita, e per l’intercessione della beata Vergine Maria, nostra madre e regina, fa’ che giungiamo felicemente alla santa montagna, Cristo Gesù, nostro Signore, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

…mi IMPEGNA

Venite a me
Prendete il mio giogo
Imparate da me, che sono mite e umile di cuore

 


Venerdì 17 Luglio 2026

Liturgia della Parola > Is 38,1-6.21-22.7-8; Sal da Is 38; Mt 12,1-8

La Parola del Signore  …è ASCOLTATA

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

…è MEDITATA

A volte anche noi riduciamo la fede ad un elenco di regole da rispettare, di riti da celebrare, di preghiere da mandare a memoria e da recitare svogliatamente. Oppure, in nome di una presunta libertà, cancelliamo tutto, confondiamo la spontaneità con l’anarchia, crediamo di essere diversi dagli altri perché annacquiamo la fede nel sentimento fino a renderci indistinguibili da chi non crede. Ciò che tu proponi, invece, è ben diverso. La fede nasce dall’esperienza gioiosa col Padre, dalla consapevolezza di essere amati, e diventa cambiamento di prospettiva: capiamo che solo nell’amore concreto e fattivo possiamo realizzare la nostra vita, capiamo che il mondo ha un progetto da realizzare e che tu ci chiami ad essere tuoi collaboratori. L’osservanza dei precetti diventa, allora, un modo concreto di amare, di esprimere la fiducia nei tuoi confronti. 

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L’osservanza del sabato era una norma piena di buon senso e di profondo senso teologico. Invitare i credenti nel Dio che aveva liberato Israele dalla schiavitù d’Egitto a dedicare un’intera giornata di riposo e di festa significava ribadire la dignità e la libertà dei figli. Lo schiavo non si riposa mai, il figlio sì. Perciò questa norma definiva più di molte altre l’appartenenza al popolo e all’esperienza degli ebrei. Ma questa splendida prospettiva, come spesso accade, era lentamente scivolata nell’esteriorità. Al tempo di Gesù norme precise determinavano quanti passi si potevano compiere in giorno di sabato (!) e quali attività erano concesse.

…è PREGATA

Dio onnipotente, accogli le preghiere che ti rivolgiamo con la voce dello Spirito Santo, e mettici in cammino per seguire i passi del tuo Figlio Gesù, salvatore nostro, il quale vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

…mi IMPEGNA

Recuperiamo il valore profondo della regola di vita che ci diamo: la preghiera, la disciplina dell’onestà, il pensiero puro, siano un modo concreto e profondo di manifestare l’amore che portiamo nel cuore. Perché senza concretezza, l’amore diventa fragile e senza amore, la legge diventa insostenibile.

 


Sabato 18 Luglio 2026

Liturgia della Parola  > Mic 2,1-5; Sal 9; Mt 12,14-21

La Parola del Signore  …è ASCOLTATA

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

…è MEDITATA

La disputa sul sabato, a sentire Matteo, è la goccia che fa traboccare il vaso: i farisei, i devoti del tempo, i pretoriani della fede, i pii di Israele, i migliori, decidono di far uccidere Gesù. Non è possibile convincere il Nazareno dell’enormità delle proprie affermazioni: tanto vale ucciderlo. E Gesù che fa? Fugge preoccupato di tanto astio? Organizza una qualche protesta e difesa? No, macché. Si lascia commuovere dalla sofferenza delle persone e guarisce tutti, come precisa il pubblicano divenuto discepolo. Raccomanda solo di tacere le guarigioni per non gettare benzina sul fuoco… Che tenerezza, che compassione! Gesù non vede il pericolo, non pensa a difendersi, vuole più bene alle persone che alle proprie ragioni. La folla, stupita da tanto altruismo, commossa da tanta generosità, pensa subito alle profezie che si realizzano, ai tempi messianici che si manifestano. Che stupore! Che compassione! Anche noi restiamo stupiti dal suo amore costruttivo e concreto! Diventiamo discepoli di questo Signore che si mette in gioco, che non bada ai pericoli che corre e alle critiche che lo sovrastano ma che mette la tenerezza di Dio al di sopra di tutto.

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Colui che è veramente onnipotente, creatore dell’universo e Dio invisibile, egli stesso fece scendere dal cielo, tra gli uomini, la sua Verità, la sua Parola santa e incomprensibile, e la stabilì nei loro cuori. […] Lo inviò con mitezza e con bontà come un re manda suo figlio, lo inviò come Dio e come uomo fra gli uomini; e fece questo per salvare, per persuadere, non per violentare. Lo inviò per chiamare, non per castigare, lo inviò per amare, non per giudicare. Lettera a Diogneto

…è PREGATA

Signore, mio Tutto, introducimi nella tua tenerezza e compassione perché mi si dilati il cuore; convertimi alla tua umiltà, perché io agisca con te e come te per il Padre, sia seminatore di speranza.

 …mi IMPEGNA

Gesù è attento a non scoraggiare, a non imporre pesi insostenibili sulle spalle di coloro che cercano con semplicità la strada che conduce a Dio. Perciò Gesù è odiato: non fa della coerenza un idolo, non fa dell’osservanza scrupolosa dei precetti un vanto, non fa diventare la fede un affare per pochi, ma annuncia il volto di un Dio finalmente accessibile!
Cuore disincantato, stendi i tuoi colori sul grigio dell’uniformità, libera in me il canto della vita che dice grazie per ogni briciola di felicità.

 

  

 


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