Sete di Parola di questa settimana

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Sete di Parola dal 22 al 28 gennaio 2023

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  Preleva Sete di Parola della 3ª Settimana (22 – 28 gennaio 2023) del Tempo Ordinario dell’Anno A (170 Kbyte)


3ª Settimana del Tempo Ordinario – Anno A 

a cura di Don Claudio Valente


Domenica, 22 gennaio 2023

Liturgia della Parola > Is 8,23b-9,3; Sal 26; 1Cor 1,10-13.17; Mt 4,12-23

La Parola del Signore   … è ASCOLTATA

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

… è MEDITATA

Gesù lascia il territorio della Giudea, per andare in Galilea, quel- la terra in cui convivevano etnie diverse e la stessa popolazione giudaica era fortemente ellenizzata. Zabulon e Neftali sono due tribù settentrionali deportate in  Assiria dopo l’occupazione dell’VIII secolo, che aveva provocato un rimescolamento di popolazioni. Per Matteo la luce è la luce del Messia, cioè il passaggio di Gesù in Galilea: una visita che porta guarigione, risanamento, speranza, liberazione dal male. E in questo passaggio Gesù ripete l’annuncio che era stato di Giovanni il Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Il regno dei cieli si è avvicinato a noi proprio nella persona di Gesù! Matteo prosegue poi con il racconto della chiamata dei primi quattro discepoli. «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» dice Gesù. Non si tratta di qualcosa di teorico da imparare o qualche verità da sapere. Non si tratta di carriera da intraprendere. Gesù non promette oro, denaro, onore. Gesù chiama a percorrere il suo stesso cammino, a condividere il suo sguardo sulle cose   sulle persone, a condividere le sue scelte di una vita vissuta nella fedeltà all’umanità e nella fedeltà a Dio. Il Regno dei cieli si rende presente nello stare insieme a Gesù e nel vivere come Gesù vive. Gesù vede due fratelli intenti al loro lavoro e il suo sguardo si ferma su di loro. È uno sguardo diverso, il suo, uno sguardo che riflette una luce nuova, che riflette lo sguardo stesso del Padre, uno sguardo di novità, portatore di salvezza. Simone e Andrea si sentono guardati, riconosciuti, amati in quello sguardo. Sono chiamati per nome e avvertono quella forza che li spinge a lasciare ciò che stavano facendo per seguire Gesù ovunque vada. Gesù li chiama nella normalità della loro esistenza quotidiana, fatta di fatica, fallimenti, mediocrità. Ora ci  sarà continuità e rottura nella loro vita. Saranno ancora pescatori, ma di uomini; per annunciare il vangelo della salvezza; per radunare i destinatari del vangelo nella rete della Chiesa di Dio. Sono due fratelli e Gesù, nella Galilea delle genti, chiama quei fratelli perché imparino a divenire «fratelli in modo diverso», fratelli di tutti gli uomini e le donne. C’è una rottura tra ciò che si era e ciò che si diventa nella sequela di Gesù. È così che il Regno di Dio è annunciato.

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La bella notizia non è «convertitevi», la parola nuova e potente sta in quel piccolo termine «è vicino»: il regno è vicino, e non lontano; il cielo è vicino e non perduto; Dio è vicino, è qui, e non al di là delle stelle. C’è polline divino nel mondo. «L’amore è passione di unirsi all’amato» (Tommaso d’Aquino) passione di vicinanza, passione di comunione.

… è PREGATA

O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli apostoli, fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per coloro che dalle tenebre anelano alla luce.

… mi IMPEGNA

Gesù cammina, ma non vuole farlo da solo, ha bisogno di uomini e anche di donne che gli siano vicini, che mostrino il volto bello, fiero e luminoso del regno e della sua forza di comunione. E li chiama ad osare, ad essere un po’ folli, come lui. E’ veramente grandiosa questa partenza: Gesù non espone una dottrina, non interroga sui dieci comandamenti, non chiede se sono fedeli alle preghiere. Niente di tutto questo! Gesù invita a stare con Lui. Questo è il centro. Questo è il punto. L’esperienza della nostra fede parte da qui, da questa chiamata a stare con Lui, a camminare in sua compagnia, a nutrirci della Sua Parola, a godere di questo incontro. Allora coraggio! Gesù ti viene a cercare, ti vuole scovare dentro la tua storia personale e ti invita a stare con Lui. Cercalo e lasciati cercare.

 


Lunedì, 23 gennaio 2023

Liturgia della Parola > Eb 9,15.24-28; Sal 97; Mc 3,22-30

La Parola del Signore   … è ASCOLTATA

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

… è MEDITATA

Alla vista dell’azione con cui Gesù, nel corso del suo ministero in Galilea, fa arretrare la potenza mortifera di Satana, alcuni scribi sentenziano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni» . Questi uomini religiosi versati nello studio della Scrittura santa, che l’evangelista ci informa provenienti (appositamente?) da Gerusalemme, non solo rifiutano di riconoscere la potenza dello Spirito Santo che opera in Gesù, donando vita, salute, comunione, ma la attribuiscono a Satana! Pervertono il bene in male! Mettono intenzionalmente Satana al posto di Dio. La misericordia di Dio è più potente di qualsiasi peccato, ma è resa impotente dal rifiuto di riconoscere la presenza dello Spirito che è potenza misericordiosa di Dio. Sì, lo Spirito è la remissione dei peccati, lo Spirito è potenza di perdono. Bestemmiare contro di esso è chiudersi alla misericordia di Dio, che sola può convertire e rinnovare la nostra vita e le nostre relazioni, vincere la divisione che è in noi e donarci la capacità di discernere ciò che è bene e ciò che è male. L’unico caso in cui il perdono può essere inefficace è il rifiuto di lasciarsi perdonare: è questo il peccato contro lo Spirito Santo. Peccare contro lo Spirito Santo significa rifiutare di credere che in Gesù agisce Dio-Salvatore. Questo rifiuto è il peccato più grande che l’uomo possa commettere. Dio perdona sempre tutti. Il peccato contro lo Spirito Santo è rifiutare il perdono che Dio ci offre. Non è Dio che non perdona; è l’uomo che non vuole essere perdonato.

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Chi si tappa gli occhi può vedere? Non può. Chi ha la bocca chiusa può mangiare? Non può. Chi non chiude l’ombrello della calunnia può ricevere la pioggia del perdono? Non può. Il perdono gli passerebbe accanto e non lo raggiungerebbe. Non è che Dio non vuole perdonare. Dio vuole perdonare sempre. Ma è il peccatore che rifiuta di ricevere il perdono!

è PREGATA

Splendore eterno della gloria o luce sorta dalla Luce nell’ora in cui nasceva il mondo tu risplendevi nella notte. Noi t’adoriamo, o Figlio amato nel quale Dio si è compiaciuto Colui che t’ha inviato al mondo ti ha riempito della grazia. Tu sei la lampada che splende per ogni uomo che ti cerca tu sei la fonte della vita radiosa stella del mattino. O tu che abiti fra noi su te la grazia e la sapienza insegna a noi la verità e converti a te i nostri cuori.

 …mi IMPEGNA

Oggi  rileggerò il Vangelo per lasciarmi interrogare da esso: la mia casa interiore è custodita dall’uomo forte, da Gesù, o è divisa in sé tra Gesù e tanti altri fini che non hanno niente a che fare con lui. Chiederò al Signore che sciolga il mio cuore indurito, mi riproporrò di accostarmi presto al sacramento della riconciliazione, nella consapevolezza che è soprattutto quando veniamo perdonati che ci è donato con abbondanza lo Spirito Santo.

 


 Martedì, 24 gennaio 2023

 San Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa

Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622 – Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti.

Liturgia della Parola > Eb 10,1-10; Sal 39; Mc 3,31-35

La Parola del Signore   … è ASCOLTATA

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

… è MEDITATA

Tutti dobbiamo stare attenti a non cadere nella tentazione di essere “parenti” di Gesù, ossia di pensare che non si ha più bisogno di raccogliersi attorno a lui per ascoltarlo, quasi che l’accesso a lui sia “naturale” e scontato. Non basta, insomma, far parte del gruppo dei cristiani per trovare la salvezza. Ogni giorno abbiamo bisogno di entrare “dentro” la comunità per ascoltare il Vangelo come la Chiesa lo comunica. E non si è discepoli una volta per tutte! Abbiamo bisogno ogni giorno di ascoltare il Vangelo e di accoglierlo nel cuore.  Gesù non rinnega la famiglia, ma la dilata, va oltre la logica del clan familiare  e apre così l’orizzonte della Chiesa, che deve essere spazio di  universalità. Nella logica del Regno, non sono più i legami di sangue a essere decisivi, ma è il «fare la volontà di Dio», esigenza formulata da Luca con un’espressione che la specifica  «ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica». «Girando lo sguardo su quelli che erano seduti in cerchio attorno a lui…» : suggestiva questa immagine dello sguardo di Gesù – una vera e propria panoramica! – che sembra voler mette- re a fuoco, a uno a uno, come a raccoglierli in un unico abbraccio, quanti sono «seduti in cerchio attorno a lui», nell’atteggiamento di chi ascolta la sua parola. Ecco la nuova famiglia inaugurata da Gesù. Non è un cerchio chiuso, come può essere quello determinato dai vincoli di sangue, ma è spazio che si allarga a quanti si stringono attorno a Gesù per ascoltare la sua parola ed essere così resi capaci di «fare la volontà di Dio». C’è spazio per chiunque in questa nuova parentela!

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 È l’amore che dà perfezione alle nostre opere. Vi dico ben di più. Ecco una persona che soffre il martirio per Dio con un’oncia di amore; ella merita molto, dato che non si potrebbe donare di più la propria vita; ma un’altra persona che non soffrirà che una graffiatura con due once d’amore avrà un merito molto maggiore, perché sono la carità e l’amore che danno valore alle nostre opere. Sapete o dovreste sapere che la contemplazione è in sé migliore dell’azione e della vita attiva; ma se nella vita attiva si trova maggiore unione [con Dio], allora essa è migliore. Se una sorella che è in cucina e tiene la padella sul fuoco ha maggior amore e carità di un’altra, il fuoco materiale non la frenerà, ma l’aiuterà a essere più gradita a Dio. Accade abbastanza sovente che si sia uniti a Dio nell’azione come nella solitudine; alla fine, torno sempre alla questione del dove si trovi maggior amore.  La nostra regina, la carità, fa tutto per i suoi figli. Tutto appartiene all’amore.  FRANCESCO DI SALES

è PREGATA

O Dio, per la salvezza delle anime hai voluto che il vescovo san Francesco [di Sales] si facesse tutto a tutti: concedi a noi, sul suo esempio, di testimoniare sempre nel servizio ai fratelli la dolcezza del tuo amore.

…mi IMPEGNA

Non si salva, però, anche se incorporato alla Chiesa, colui che, non perseverando nella carità, rimane sì in seno alla Chiesa col «corpo», ma non col «cuore». Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati.  Lumen Gentium 14

 


Mercoledì, 25 gennaio 2023

Conversione di San Paolo

Liturgia della Parola > At 22,3-16 opp At 9,1-22; Sal 116; Mc 16,15-18

La Parola del Signore   … è ASCOLTATA

In quei giorni, Paolo disse al popolo: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamalièle nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti. Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”. E il Signore mi disse: “Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia”. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco. Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!”. E in quell’istante lo vidi. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”».

… è MEDITATA

Paolo, da bravo fariseo saldamente ancorato alla fede e alle tradizioni ebraiche, non riesce a tollerare quella spina nel fianco di Israele che sono i cristiani. Il suo zelo lo spinge all’intolleranza più radicale. Ed eccolo sulla via di Damasco nell’intento di soffocare quella che per lui non è altro che una perniciosa eresia. Ebbene: Gesù ha scelto proprio lui perché diventasse l’apostolo delle genti. Paolo è onesto nel fare le sue scelte, sia pure sbagliate. Non è pregiudizialmente chiuso alla verità. È quanto basta perché il Signore possa aprirsi una breccia nel suo cuore e liberarlo dalla inconsapevole cecità di cui è vittima.
Quanto è inafferrabile Dio! Quanto sono distanti le sue vie dalle nostre! Quanto inattese le sue iniziative! Con una sola conversione è riuscito a cambiare il corso della storia e della Chiesa. L’idea geniale di convertire un fariseo zelante e teologicamente preparato come Paolo ha scardinato in un solo colpo molti pregiudizi: quelli dei farisei che continuavano a combattere i seguaci del Nazareno che si fece Messia e quelli della nascente Chiesa che pensava, Giacomo in testa, di essere l’unica autorizzata a stabilire la strategia dell’annuncio. Paolo irrompe nel ridente e idilliaco quadro della Chiesa nascente come un elefante in una cristalleria. Sarà lui a forzare la mano dei pavidi apostoli, a spalancare il recinto asfittico e limitato del popolo di Israele per far diventare l’annuncio di Gesù una buona notizia per ogni uomo. Sarà lui a porre la discussione sulle prassi ebraiche confluite intatte nelle primitive comunità. Sarà lui a confrontarsi, anche aspramente, contro coloro che si arrogavano il diritto di essere gli unici depositari della verità di fede del vangelo.

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Cos’è accaduto a Paolo? Non si è trattato, come in genere si pensa, di una semplice “conversione”, ma di un evento ben più grande e profondo che lo ha cambiato radicalmente: Paolo è diventato una nuova creatura! Per questo cade a terra e perde tutte le certezze ben radicate nel suo io e nel suo orgoglio. Paolo è caduto dal proprio io, dall’idolo che troneggiava nel suo cuore per lasciarsi “afferrare” totalmente da Gesù e dal suo Vangelo. Paolo ora è sollecitato ad alzarsi, a separarsi dalle sue convinzioni unilaterali, ad aprire gli occhi e ascoltare chi potrà svelargli il vero volto del Signore. Non solo: è uno strumento prescelto dal Signore per portare il Suo nome dinanzi alle nazioni e anche per soffrire per il Suo nome. 

è PREGATA

La strada che tu percorrevi convinto nemico di Cristo ti ha visto cadere e rialzarti incredulo fatto credente. Gesù il Risorto ti è apparso ha fatto di te il suo servo ti ha scelto e inviato alle genti, ovunque il Vangelo hai gridato.
L’ascolto fa nascer la fede, credendo si ha la salvezza la grazia trascende la Legge, lo Spirito in noi grida: Abba. Sei stato afferrato da Cristo che ha fatto di te un prigioniero la croce potenza di Dio in te ha lasciato i suoi segni.

 …mi IMPEGNA

Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione,  rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.  Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso,  senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche,  tenendo alta la parola di vita.   SAN PAOLO

 


 Giovedì, 26 gennaio 2023

Santi Timoteo e Tito, vescovi

Timoteo era nato a Listra da madre giudea e padre pagano. Si era avvicinato alla comunità cristiana e, poiché aveva una buona conoscenza delle Scritture, godeva di grande stima presso i fratelli. Quando, verso l’anno 50, passò da Listra, Paolo lo fece circoncidere per rispetto verso i giudei e lo scelse come compagno di viaggio. Con Paolo, Timoteo attraversò l’Asia Minore e raggiunse la Macedonia. Accompagnò poi l’apostolo ad Atene e di lì venne inviato a Tessalonica. Quindi proseguì a sua volta per Corinto e collaborò all’evangelizzazione della città sull’istmo. Tito era di famiglia greca, ancora pagana, e venne convertito dall’apostolo in uno dei suoi viaggi. Egli viene inviato in particolare alla comunità di Corinto con lo scopo di riconciliare i cristiani di quella città con l’apostolo. Quando si reca a Gerusalemme per l’incontro con gli apostoli, Paolo porta con sé Timoteo il circonciso insieme con Tito l’incirconciso. Nei suoi due collaboratori egli riunisce simbolicamente gli uomini della legge e gli uomini dalle genti. Secondo la tradizione Paolo scrisse due lettere a Timoteo e una a Tito quando erano rispettivamente vescovi di Efeso e di Creta..

Liturgia della Parola > 2Tim 1,1-8 opp Tt 1,1-5; Sal 95; Lc 10,1-9

La Parola del Signore   … è ASCOLTATA

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

 … è MEDITATA

Timoteo e Tito, collaboratori della prima ora di Paolo, sono destinatari di tre lettere pastorali dell’apostolo delle genti, primi di una lunga serie di vescovi, incaricati di annunciare il vangelo degli apostoli. Ieri abbiamo celebrato la conversione di Paolo, oggi la conversione e la vita nuova in Cristo di due suoi preziosi collaboratori: Timoteo e Tito. Come se la Chiesa, nella sua saggezza, volesse darci un messaggio di speranza: la conversione di uno suscita la conversione di tanti. È proprio così: il “sì” detto da Paolo al Dio che credeva di conoscere e che invece perseguitava, è diventato fecondo e ha suscitato una innumerevole moltitudine di altri “sì”. Come una catena i cui anelli sono legati indissolubilmente gli uni agli altri, la fede si trasmette da bocca ad orecchio, da persona a persona, da cuore a cuore. Nessuno si converte per posta o si convince alla fede dopo avere letto un libro. Solo la testimonianza schietta, credibile, affascinante di un credente suscita la fede. Se io sono credente, se il Vangelo ha radicalmente trasformato la mia vita, nonostante i miei limiti, è perché altri, prima di me hanno creduto. E se altri, dopo di noi, crederanno, è solo perché questa catena non viene interrotta. La grande gioia che abbiamo ricevuto accogliendo il Signore, la possiamo trasmettere affidando il nostro “sì”, in questa giornata, alla grazia di Dio.

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Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te. Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.  Seconda lettera di Paolo a Timoteo

è PREGATA

Per i candidati all’ordine del diaconato e presbiterato: ricevano da Dio uno spirito di forza, coraggio e saggezza. Per quanti soffrono violenza e ingiustizie a causa del vangelo: siano aiutati dalla forza di Dio e sostenuti dalla solidarietà dei fratelli. Per quanti hanno incarichi di responsabilità nelle nostre comunità: siano in mezzo a noi come coloro che servono e amano.

 …mi IMPEGNA

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”». dal Vangelo di San Luca

 


Venerdì, 27 gennaio 2023

Liturgia della Parola > Eb 10,32-39; Sal 36; Mc 4,26-34

La Parola del Signore   … è ASCOLTATA

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

… è MEDITATA

La Parola di Dio di oggi ci dà un insegnamento che aiuta la nostra fiducia, alimenta la nostra speranza e stimola la nostra responsabilità. Gesù paragona il regno di Dio al seme che “un uomo getta nella terra. Dorma o vegli, il seme germoglia e cresce; come, l’uomo non lo sa. Tuttavia la terra produce prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno”. Aggiunge anche la parabola del piccolo granello di senapa che diventa un arbusto grande. Con queste due parabole, Gesù ci fa capire che il regno di Dio è un dono e non dipende in primo luogo dal nostro sforzo ma dall’onnipotenza feconda della Parola del Signore e del suo grande amore. È precisamente questo che ci infonde molta speranza e fiducia, e ciò nonostante quello che vediamo intorno a noi. Certo, esistono le cose negative, minacciose; ci sono le guerre, la violenza, gli abusi di ogni genere, un potere che schiaccia i più deboli, una bramosia sfrenata per i soldi. Di fronte a tutto questo possiamo essere presi dal dubbio che non sia possibile vivere bene in questo mondo, che il Regno di Dio non cresca. Ma la realtà è ben altra! Il regno cresce come il seme anche quando non ce ne accorgiamo e non lo vediamo. Sta crescendo in ogni persona che si lascia coinvolgere e illuminare interiormente dai suggerimenti della Parola di Dio, camminando secondo lo Spirito. Intorno a noi e dentro di noi, ci sono quelle scintille di luce di amore di bontà di compassione che non fanno notizia nel mass media ma che portano avanti il regno di Dio nel mondo. È sempre il paradosso del Venerdì Santo: quando quella sconfitta apparente sembrava dire che tutto era finito lì su quella croce. Invece il trionfo più decisivo è stato realizzato. Sì, il regno di Dio è dentro di noi e cresce man mano che la nostra vita diventa una risposta di amore all’Amore!

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“Semina Cristo nel tuo orto – l’orto è un luogo pieno di fiori e frutti diversi – in modo che fiorisca la bellezza della tua opera […]. Vi sia Cristo là dove vi è ogni frutto. Tu semina il Signore Gesù: egli è un granello quando viene arrestato, ma un albero quando risuscita… È un granello quando viene sepolto in terra, ma è un albero quando si eleva al cielo“. S. Ambrogio di Milano

è PREGATA

O Signore, rendici vigilanti e fiduciosi, umili seminatori della tua parola. La presenza di Cristo tra noi ci confermi nella speranza del tuo regno, dove tu sarai tutto in tutti, per i secoli dei secoli. Amen.

…mi IMPEGNA

Se il Vangelo viene accolto nel cuore e curato con attenzione sprigiona una incredibile forza di cambiamento. Non solo cambia il cuore di chi lo ascolta, ma estende il suo influsso ben oltre se stessi: “fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”. Il Vangelo è la forza dei discepoli, è la forza delle comunità cristiane, piccole o grandi che siano. L’unica cosa richiesta ai discepoli è lasciarsi travolgere dall’energia di questo piccolo seme.

 


Sabato, 28 gennaio 2023

San Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa 

Roccasecca, Frosinone, 1225 circa – Fossanova, Latina, 7 marzo 1274   – San Tommaso d’Aquino rappresenta una delle colonne del pensiero filosofico occidentale e offre l’esempio di un ricercatore che ha saputo vivere intensamente ciò che stava al centro dei suoi studi: il messaggio di Cristo. Per questo egli è ancora oggi un testimone profetico, che ci ricorda come parola e azioni debbano sempre corrispondere. Tommaso è noto per la sua monumentale opera teologica e filosofica, in particolare per quel prezioso lavoro di intessitura tra i classici del pensiero e la tradizione cristiana. La sua eredità di fatto è diventata parte integrante del patrimonio di fede e ha contribuito a modellare il volto della Chiesa. Nato nel 1224 a Roccasecca (Frosinone) e divenuto domenicano a Montecassino, studiò a Napoli, Colonia, Parigi dove cominciò anche l’impegno dell’insegnamento. Morì a Fossanova nel 1274.

Liturgia della Parola > Eb 11,1-2.8-19; Sal Lc 1,69-75; Mc 4,35-41

La Parola del Signore   … è ASCOLTATA

 In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

 … è MEDITATA

Questo miracolo operato da Gesù ha una grande portata simbolica, perché ognuno di noi nella propria vita conosce ore di tempesta. Anche la chiesa, la comunità dei discepoli, a volte si trova in situazioni di contraddizione tali da sentirsi immersa in acque agitate, in marosi, in un vortice che minaccia la sua esistenza. In queste situazioni, in particolare quando durano a lungo, si ha l’impressione che l’invisibilità di Dio sia in realtà un suo dormire, un non vedere, un non sentire le grida e i gemiti di chi si lamenta. Dobbiamo confessarlo: anche se magari crediamo di avere una fede matura, di essere cristiani adulti, nella prova interroghiamo Dio sulla sua presenza, arriviamo anche a contestarlo e talvolta a dubitare della sua capacità di essere un Salvatore. La sofferenza, l’angoscia, la paura, la minaccia recata alla nostra esistenza personale o comunitaria ci rendono simili ai discepoli sulla barca della tempesta.  Nessuna illusione: l’essere discepoli di Gesù non mette al riparo da nessuna bufera. Anzi, spesso è proprio l’essere con Cristo a causare tribolazioni. E allora ci viene da chiederci: che vantaggio abbiamo a essere suoi discepoli? Perché mai mentre noi affondiamo egli dorme? Lo stesso sembrano aver pensato i discepoli di Gesù, al punto da arrivare a svegliarlo e chiedergli se davvero gli importasse qualcosa di loro. «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Ancora una volta vengono allo scoperto i pensieri, spesso inespressi, che abitano il nostro cuore. Tante volte ci sembra proprio che a Dio non importi nulla di noi, delle nostre sofferenze, delle nostre difficoltà, delle nostre morti, e soprattutto della paura che abbiamo di morire. Ma questo avviene per vagliare il nostro cuore, per metterlo alla prova, per scoprire che cosa davvero lo abiti, per chiederci in verità chi è Gesù per noi. Per chiederci se abbiamo veramente fede in lui. Fino a quando Gesù resterà semplicemente un grande maestro morale, la sua presenza taumaturgica sarà per noi, come per i discepoli sulla barca, fonte di «grande timore». Solo se riconosceremo in Gesù il Signore, capace di scendere nelle profondità tenebrose e burrascose del nostro cuore e portarvi la sua pace, sapremo anche riconoscerlo nel suo agire quotidiano accanto a noi, in tutte le nostre vie, quelle belle e quelle difficili. La fede – dice la Lettera agli Ebrei –  è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.

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Ultima Udienza Generale di Papa Benedetto XVI, 27 febbraio 2013

E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!

è PREGATA

Signore Gesù, io so che tu sei il Figlio del Dio vivente, che tu sei più forte di tutte le forze avverse; aiuta la mia poca fede. Voglio porre tutta la mia fiducia in te! Signore, ti preghiamo, noi che abbiamo paura delle tempeste della vita, accresci in noi la fede e noi sapremo riconoscerti presente accanto a noi nel dolore e nella fatica, nella gioia e nel riposo, quale Signore e pastore delle nostre vite

 …mi IMPEGNA

La lezione dei discepoli è bellissima: trovano il coraggio di dirlo. Pregano con sincerità. Dovremmo anche noi imparare la franchezza con cui dicono a Gesù quello che sentono dentro di loro. Ma come loro dobbiamo essere disposti ad accettare anche la lezione che Gesù impartisce proprio a partire da questa sensazione:“Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?»”. Gesù dice che la fede è disobbedire alla paura e ricordarsi di ciò che si crede anche quando non lo si sente. Credere è fidarsi di Gesù non della tempesta.

 


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